Codice del Sovraindebitamento


CAPO II
Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio
SEZIONE SECONDA
Liquidazione del patrimonio

Art. 14-decies

Azioni del liquidatore (1)
TESTO A FRONTE

1. Il liquidatore, autorizzato dal giudice, esercita o, se pendente, prosegue ogni azione prevista dalla legge finalizzata a conseguire la disponibilita' dei beni compresi nel patrimonio del debitore e ogni azione diretta al recupero dei crediti.

2. Il liquidatore, autorizzato dal giudice, esercita o, se pendenti, prosegue le azioni dirette a far dichiarare inefficaci gli atti compiuti dal debitore in pregiudizio dei creditori, secondo le norme del codice civile.

3. Il giudice autorizza il liquidatore ad esercitare o proseguire le azioni di cui ai commi 1 e 2, quando e' utile per il miglior soddisfacimento dei creditori.



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(1) Articolo introdotto, con effetto dal 18 gennaio 2013, dall'art. 18 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221 e successivamente sostituito, con effetto dal 25 dicembre 2020, dall’art. 4-ter del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176. L’articolo sostituito recitava: «1. Il liquidatore esercita ogni azione prevista dalla legge finalizzata a conseguire la disponibilita' dei beni compresi nel patrimonio da liquidare e comunque correlata con lo svolgimento dell'attivita' di amministrazione di cui all'articolo 14-novies, comma 2. Il liquidatore puo' altresi' esercitare le azioni volte al recupero dei crediti compresi nella liquidazione.»
Inoltre, i commi 2 e 3 dell'art. 4-ter citato dispongono inoltre:
3. Nei procedimenti di omologazione degli accordi e dei piani del consumatore pendenti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il debitore puo' presentare, fino all'udienza fissata ai sensi dell'articolo 10 della legge 27 gennaio 2012, n. 3, istanza al tribunale per la concessione di un termine non superiore a novanta giorni per il deposito di una nuova proposta di accordo o di un nuovo piano del consumatore, redatti in conformita' a quanto previsto dal presente articolo. Il termine decorre dalla data del decreto con cui il tribunale assegna il termine e non e' prorogabile. L'istanza e' inammissibile se presentata nell'ambito di un procedimento di omologazione della proposta di accordo nel corso del quale e' gia' stata tenuta l'udienza, ma non sono state raggiunte le maggioranze stabilite dall'articolo 11, comma 2, della legge 27 gennaio 2012, n. 3.
4. Quando il debitore intende modificare unicamente i termini di adempimento dell'accordo di ristrutturazione o del piano, deposita fino all'udienza fissata per l'omologa una memoria contenente l'indicazione dei nuovi termini, depositando altresi' la documentazione che comprova la necessita' della modifica dei termini. Il differimento dei termini non puo' essere superiore di sei mesi rispetto alle scadenze originarie. Il tribunale, riscontrata la sussistenza dei presupposti di cui all'articolo 12 o di cui all'articolo 12-bis della legge 27 gennaio 2012, n. 3, procede all'omologa, dando espressamente atto delle nuove scadenze.

GIURISPRUDENZA

Sovraindebitamento - Liquidazione del patrimonio - Compimento di atti in frode da parte del debitore  - Accesso alla procedura - Ammissibilità.
Il requisito dell’ “assenza di atti in frode ai creditori negli ultimi cinque anni” non costituisce più requisito di accesso alla procedura di liquidazione del patrimonio, attesa l’abrogazione implicita dell’art. 14-quinquies, comma 1, della l. 3/2012 nella parte in cui prescriveva la verifica di tale presupposto, ad opera dell’art. 4-ter, comma 1, lett. l), del d.l. 2020/137, convertito con l. 2020/176, avendo quest’ultima disposizione sostituito l'articolo 14-decies della l. 3/2012 il cui comma 2 introduce ora espressamente la facoltà del liquidatore, autorizzato dal giudice, all’esercizio delle azioni revocatorie ai sensi dell’art. 2901 c.c., ciò che presuppone implicitamente l’irrilevanza, ai fini dell’accesso alla procedura, degli “atti compiuti dal debitore in pregiudizio dei creditori”.

Nello stesso senso, in questa Rivista, v. Tribunale di Lecco 16 gennaio 2021. Si veda anche, in senso difforme, Tribunale di Ravenna 29 aprile 2021. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Sondrio, 28 Maggio 2021.


Sovraindebitamento - Liquidazione del patrimonio - Compimento di atti in frode da parte del debitore - Accesso alla procedura - Ammissibilità.
Il requisito dell’ “assenza di atti in frode ai creditori negli ultimi cinque anni” non costituisce più requisito di accesso alla procedura di liquidazione del patrimonio, attesa l’abrogazione implicita dell’art. 14-quinquies, comma 1, della l. 3/2012 nella parte in cui prescriveva la verifica di tale presupposto, ad opera dell’art. 4-ter, comma 1, lett. l), del d.l. 2020/137, convertito con l. 2020/176, avendo quest’ultima disposizione sostituito l'articolo 14-decies della l. 3/2012 il cui comma 2 introduce ora espressamente la facoltà del liquidatore, autorizzato dal giudice, all’esercizio delle azioni revocatorie ai sensi dell’art. 2901 c.c., ciò che presuppone implicitamente l’irrilevanza, ai fini dell’accesso alla procedura, degli “atti compiuti dal debitore in pregiudizio dei creditori”.

[n.d.r.]
Non constano precedenti in termini.
Il provvedimento si segnala come prima applicazione dell’opzione interpretativa suggerita nei primi commenti emersi all’indomani dell’entrata in vigore della legge di conversione 2020/176. In particolare, FABIO CESARE, in “L’atto in frode non frena la liquidazione del patrimonio”, Il Sole 24 Ore, 20.12.2020, con argomentazioni sviluppate in “Il nuovo sovraindebitamento modificato dalla legge di conversione del Decreto Ristori”, ilFallimentarista, 5.1.2021, aveva evidenziato che l’espressa previsione della facoltà del liquidatore all’esercizio dell’azione revocatoria ex art. 2901 c.c. (avente ad oggetto, evidentemente, atti dispositivi posti in essere dal sovraindebitato in pregiudizio delle ragioni dei creditori), presuppone proprio il compimento di atti pregiudizievoli da parte del debitore che pertanto non può vedersi negato, per ciò solo, l’accesso alla procedura di liquidazione.
Conseguentemente, deve ritenersi implicitamente abrogato il primo comma dell’art. 14-quinquies l. 3/2012 per cui “Il giudice, se la domanda soddisfa i requisiti di cui all’articolo 14-ter, verificata l’assenza di atti in frode ai creditori negli ultimi cinque anni, dichiara aperta la procedura di liquidazione”.
Si evidenzia peraltro, in relazione alla diversa procedura dell’accordo di composizione ex art. 8 l. 3/2012, che la miniriforma della l. 2020/176 ha introdotto nella l. 3/2012  l’art. 7 comma 2 lett. d quater) per cui la proposta non è ammissibile quanto il debitore, anche consumatore, “limitatamente all’accordo di composizione della crisi, risulta abbia commesso atti diretti a frodare le ragioni dei creditori”. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecco, 16 Gennaio 2021.


Procedura di sovraindebitamento (L. n. 3/2012) – Liquidazione del patrimonio – Natura del procedimento di accertamento del passivo – Impossibilità di applicazione analogica degli art. 43 e 52 L.F. – Rapporto con i giudizi pendenti – Credito portato da decreto ingiuntivo opposto non munito di decreto di definitività ex art. 647 c.p.c..
L’attuale disciplina di cui alla legge n. 3/2012 non contempla disposizioni analoghe a quelle, previste in sede fallimentare, di cui all’art. 43 (interruzione del giudizio e subentro del curatore nella posizione processuale del fallito) e 52, 2° comma, L.F (accertamento delle pretese creditorie verso il fallimento in via esclusiva mediante il procedimento di accertamento del passivo).

Le suddette disposizioni debbono ritenersi di natura eccezionale e perciò insuscettibili di applicazione analogica al di fuori dei casi espressamente contemplati.

In assenza di disposizioni espresse di senso contrario, deve ritenersi (analogamente a quanto avviene nell’ambito del concordato preventivo, ove è pacifico che ogni eventuale pretesa creditoria verso il debitore in procedura deve essere accertata con le forme ordinarie dinanzi al giudice ordinario) che il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo pendente al momento dell’ammissione del debitore alla procedura di liquidazione del patrimonio ex L. 3/2012 possa legittimamente proseguire. Quanto sarà statuito in quella sede con efficacia di giudicato avrà carattere vincolante anche nella procedura di liquidazione del patrimonio del debitore ai fini dell’ammissione della pretesa al passivo.

Nel caso in cui il giudizio opposizione a decreto ingiuntivo dovesse concludersi con conferma della pretesa creditoria del ricorrente, l’ipoteca iscritta in forza del provvedimento di provvisoria esecutività si consoliderà definitivamente e sarà quindi opponibile nei confronti della procedura di sovraindebitamento. (Enrico Zuccato) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 13 Gennaio 2020.